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La Prospettiva estiva per il Fontanone

La Prospettiva estiva per il Fontanone è una rassegna di mostre di artisti del territorio e non, che si svolge durante i mesi estivi di giugno, luglio e agosto e termina i primi di settembre. Per questa rassegna vengono selezionati artisti e artiste che hanno già esposto in diverse realtà, come Massimiliano Fabbri, Alessandro Turoni, Dario Molinaro, ma anche artisti emergenti come Filippo Maestroni, Ilaria Piccirillo, Arianna Zama.

Insieme a molti altri nomi di artisti vengono invitati ospiti musicali, letterari e cantine di vino del territorio. L’intento del progetto è quello di avvicinare un nuovo pubblico giovane e non all’arte e alla cultura attraverso lo scambio intergenerazionale dei saperi, creando un nuovo ecosistema culturale.

Edizione 2026


T-ESSERE

DAL 4 AL 18 GIUGNO 2026

a cura di Margaret Sgarra 

Archetipi, divinità, figure si determinano a partire da un filo che diviene intreccio e poi groviglio generando una struttura tessile, maestosa, irriverente, provocatoria ma allo stesso tempo attrattiva. Il lavoro di Chiara Giannini Mannarà è in continuo divenire, è un’analisi sottile e profonda della materia che diviene mezzo per comprendere il nostro passato, il nostro presente e fornirci qualche strumento ulteriore per rapportarci al futuro. Le sue sculture tessili si rivolgono al femminile inteso come Dea, Divinità, Madre, una figura che ci protegge e indica una via, ci fa strada in una contemporaneità in cui l’essere umano sembra aver perso le sue  coordinate. La mostra personale, dal titolo, T – ESSERE analizza il rapporto dell’artista con la pratica dell’intreccio come atto di creazione e di definizione di Sé e del mondo in cui viviamo. 

All’interno del progetto T – Essere, l’opera, con una connotazione site – specific, conserva al suo interno l’elemento della sedia, espressione dell’attesa e del prendere una posizione o semplicemente il proprio spazio. Questo oggetto di uso comune diviene un intermedio per affrontare questioni che esplorano il nostro passando consentendoci di rincontrare parti di noi che pensavamo di aver perso e di non rivedere più: è qui che possiamo ascoltare profondamente noi stessi, quelli che eravamo, quelli che siamo e immaginare chi saremo, in un frastuono assordante di voce, noi manifestiamo la nostra presenza del Mondo e facciamo il nostro intreccio con la vita. Tessere, in questa chiave di lettura, diviene una pratica rivolta alla vita, presente, passata e futura ed è un concretizzarsi di possibilità e concretezze plasmando quel concetto di identità e di “darsi un’etichetta” tanto rincorso all’interno della società contemporanea. Questa ricerca,concettuale, spirituale, materica, viene messa in evidenza anche attraverso le pratiche performative di Paola Ponti che danzerà all’interno del progetto T- Essere suggerendo altre interpretazioni fisiche e fruibili. Attraverso atti corporei T- Essere viene letteralmente indossato e condiviso, rendendo possibile l’idea di “entrare nei panni” degli altri, consentendoci di guardarci dall’esterno e rompendo altri tabù. 

T-Essere esplora la sfera spirituale e l’artista riconnettendo a sé queste figure ancestrali, le fa proprie, ne diventa amica. Queste strutture occupano uno spazio tangibile ma allo stesso tempo incomprensibile. E’ come se fossero sospese in una dimensione atemporale fatta di connessioni ed esplorazione. Ci si interroga su chi siamo e da come veniamo e dove andremo. In questa chiave di lettura, il femminile diviene luce ed ispirazione, ricerca spirituale e presa di posizione.

Fuochi blu locandina

AMOR FATI

Dal 9 luglio al 23 Luglio 2026

AMOR FATI

a cura di Veronica Bassani

Nuvole, velature, passaggi di luce e di colore costruiscono un luogo sospeso, uno spazio che non appartiene completamente né alla terra né al cielo. Il lavoro di Andrea Mario Bert prende forma a partire da una riflessione sull’amore inteso come possibilità di accoglienza, come gesto capace di trasformare ciò che appare inevitabile in una scelta consapevole. Le opere divengono così una soglia tra esperienza e contemplazione, tra ciò che accade e il modo in cui decidiamo di abbracciarlo.

L’artista si confronta con il concetto di amor fati, quell’amore per il destino che Friedrich Nietzsche individua come la più alta forma di affermazione dell’esistenza. Non una rassegnazione passiva, ma un’adesione piena alla vita, alle sue fratture, alle sue improvvise aperture, ai suoi continui mutamenti. Andrea Mario Bert accoglie ciò che il destino gli consegna e ne fa materia di ricerca, trasformando l’esperienza personale in un paesaggio universale.

La mostra si configura come un santuario laico, uno spazio in cui il visitatore è invitato a sostare. Le nuvole diventano presenze eteree, immagini di un continuo divenire che sfuggono a una forma definitiva. In esse convivono fragilità e forza, dissoluzione e rinascita, memoria e possibilità. Ogni sfumatura suggerisce un tempo ciclico, una visione dell’esistenza che non procede per rotture, ma per ritorni, trasformazioni e nuove fioriture.

Abitare questo spazio significa accettare l’incertezza come condizione necessaria dell’esistenza. La rinascita non coincide con un punto di arrivo, ma con la capacità di attraversare il cambiamento senza opporvisi, riconoscendo in esso una forma di amore. L’opera diviene così un esercizio spirituale e poetico, un invito a riconoscere il destino non come qualcosa da subire, ma come una dimensione da abbracciare pienamente.

Andrea Mario Bert costruisce un paesaggio dell’interiorità in cui la leggerezza delle nuvole si intreccia alla densità dell’esperienza umana. Ogni elemento sembra ricordarci che ciò che muta non scompare, ma continua a trasformarsi, e che proprio in questo incessante movimento si manifesta la possibilità di una continua rinascita.

Fontanone con opera di Lorenzo Scarpellini sulla rotonda

DIVIN ACTIO

Dal 27 agosto al 10 luglio 2026

DIVIN-ACTIO
NUOVI ARCANI

AL SOLE E ALLA LUNA
Ci incontreremo all’eclissi,
ti farò l’occhiolino,
poi sarai su di me.
Grande ombra sugli Urali.
Mi ami?

Il Sole e la Luna sono due tra gli Arcani Maggiori più emblematici del mazzo dei Tarocchi.
Tradizionalmente vengono associati al principio maschile e a quello femminile; una distinzione
che non riguarda il genere biologico, bensì due modalità complementari dell’essere e del
conoscere. Il Sole rimanda alla coscienza, alla chiarezza, alla manifestazione; la Luna
all’inconscio, all’intuizione, al sogno e a ciò che rimane nascosto. Due polarità che si definiscono
reciprocamente trovando il proprio equilibrio nella fusione.
Nell’interpretazione Costa-Jodoroski (La via dei Tarocchi) la carta del Sole rende manifesto cioè
che il notturno della Luna detto anche inconscio tiene silenzioso.
Carl Gustav Jung riconobbe nei Tarocchi un potente linguaggio simbolico, affine alla sua teoria
degli archetipi dell’inconscio collettivo, li considerò un repertorio di immagini capace di mettere
in relazione la coscienza con i contenuti più profondi della psiche. Nella psicologia analitica,
questa dualità trova corrispondenza negli archetipi dell’Anima e dell’Animus: il principio
femminile presente nella psiche dell’uomo e quello maschile presente nella psiche della donna.
Secondo Jung, il processo di individuazione passa attraverso il confronto e l’integrazione di
queste figure interiori, in particolare questo è possibile grazie al principio di visualizzazione attiva
presente ne “Il libro rosso” l’opera junghiana pilastro della psicoterapia.
Il linguaggio dei Tarocchi si struttura attraverso simboli capaci di parlare direttamente
all’immaginazione e all’inconscio, evocando ricordi, emozioni e intuizioni che precedono il
linguaggio razionale.
DIVIN ACTIO nasce da questa concezione del simbolo.
La prima edizione del progetto, realizzata nel febbraio 2026 nell’ambito del Sorelle Festival,
prende forma da un laboratorio di undici incontri condotto da Valentina Angelini presso Studio
Lemure. Le partecipanti sono state invitate a esternare il proprio paesaggio interiore in una
costellazione di amuleti in porcellana. Ogni oggetto custodisce una memoria personale,un
desiderio, una paura, una perdita, una speranza, traducendo un gesto individuale diventa in rito
condiviso dove la memoria privata si trasforma in immaginario comune.
Con DIVIN ACTIO – Nuovi Arcani, la ricerca si approfondisce concentrandosi proprio sul dialogo
tra il Sole e la Luna. L’intero progetto si costruisce intorno alla tensione tra questi due poli: non
esiste luce senza ombra, così come non esiste consapevolezza senza il confronto con ciò che
rimane nascosto.
Al centro dell’installazione compaiono castelli di carte destinati a crollare, stese di Tarocchi,
amuleti e piccoli oggetti rituali. Sono immagini che evocano l’antica pratica di interrogare il
destino, cercando un orientamento quando la realtà si fa incerta.
Da sempre la divinazione nasce da una domanda e forse, la domanda più ricorrente è proprio
quella che riguarda l’altro: l’amore, il desiderio, l’attesa, la distanza, l’incomprensione.
I Tarocchi orientano il presente attraverso un confronto con se stessi, imparando ad accogliere
anche lapropria potenzialità ed integrando le proprie zone d’ombra.
Nel lavoro dell’artista succede proprio questo e la porcellana diventa il corpo stesso del simbolo.
Materia fragile e al tempo stesso resistente, nata dalla trasformazione della terra attraverso il
fuoco, custodisce la memoria del cambiamento. Da elemento informe si fa luce, superficie,
reliquia.
Ogni oggetto assume la forma di un talismano: un frammento di immaginazione condivisa,
capace di mettere in relazione materia, inconscio e ritualità.

DIVIN-ACTIO | NUOVI ARCANI DI VALENTINA ANGELINI A CURA DI FRANCESCA CERFEDA

Edizione 2025

TRA LE TRAME

Dal 5 al 19 Giugno 2025

TRA LE TRAME  

di Lisa Martignoni  

Sin dall’antichità l’arte tessile ha rappresentato un  linguaggio potente per esprimere storie e la mitologia è  piena di esempi di tessuti e dei loro significati simbolici.  Nella nostra lingua termini come “trama” e “intreccio” sono  utilizzati per descrivere la struttura narrativa di un racconto,  e si possono “tessere” relazioni oltre che fili.  

Lisa Martignoni, artista svizzera ma bolognese d’adozione,  raccoglie il testimone di Aracne e Penelope, e con un  approccio paziente e delicato prova a minare le certezze  granitiche di una società individualista e patriarcale. Le sue  opere, capaci di unire tradizioni ancestrali a sperimentazioni  contemporanee in un gioco di contrasti materici e metaforici,  non sono auto-affermazione ma frutto dell’ascolto, prevale  la dimensione collettiva, partecipativa e condivisa.  D’altronde ogni opera tessile è, da un punto di vista formale,  una e molteplice e le installazioni di Lisa si dispiegano nello  spazio intessendo rapporti tra l’opera, il luogo e le persone.  “Tra le trame” è un invito a cogliere il significato più profondo  delle cose, il messaggio dirompente celato dietro un’arte  storicamente femminile e per questo ingiustamente  marginalizzata, che si riappropria del tempo come valore  fondamentale dell’umano.

GROTTESCA

Dal 3 al 17 Luglio 2025

GROTTESCA
Di Roberto Coloma Nadal a cura di Enea Mazzotti


Da quando i pittori rinascimentali, calandosi nelle “grotte” del Colle Oppio, scoprirono i
resti sotterranei della Domus Aurea di Nerone e le sue straordinarie pitture murali, il tema
delle grottesche ha continuato ad affascinare gli artisti per i successivi secoli, evolvendosi
con il gusto del tempo.
“GROTTESCA” nasce proprio da questo spunto di riflessione: una rivisitazione di questa
tradizione che il pittore spagnolo Roberto Coloma Nadal ha fatto propria usando il suo
personalissimo alfabeto visivo.
E così l’architettura neoclassica della Prospettiva (nota come Fontanone) si arricchisce di
decori nuovi a partire dalle due grandi tavole inserite nelle nicchie a volta, un’installazione
site-specific che l’artista ha realizzato per l’occasione. Il percorso espositivo è un vero e
proprio viaggio nel tempo e nello spazio: lo spettatore viene calato in mondi sospesi
popolati dalle creature più disparate, piccoli diavoli si rincorrono tra le nuvole e
architetture oniriche fanno da sfondo a scene folli e sconclusionate.
Spesso antico e contemporaneo convergono mischiandosi in un unico fumante crogiolo
di culture e riferimenti pop, una nuova mitologia fatta di soli antropomorfi, argonauti
dispersi e innocue chimere, il tutto permeato da una spiccata ironia sul solco delle
grottesche rinascimentali, che il Vasari definì “licenziose e ridicole molto”.
Su tutto prevale una freschezza stilistica a tratti calligrafica che unisce raffigurazioni
spontanee e abbozzate a altre estremamente dettagliate, quasi un paradosso che
costringe lo spettatore a un’osservazione meticolosa di ogni opera alla ricerca delle
estrose complessità e dei simbolismi nascosti.
Oggi, proprio come allora, le grottesche tornano a essere espressione dell’immaginazione
pura, un terreno fertile dove coltivare le fantasie più sfrenate, mondi surreali dove giocare
liberamente.

MOSTRAMI

MOSTRAMI
Isotta Folli ft. Matteo Buoso
Storie comico-erotiche di mostri, mostrini e mostriciattoli.
L’evento conclusivo della rassegna estiva organizzata da Fatti D’Arte nella storica
cornice del Fontanone di Faenza porta, in occasione del Made in Italy 2025, una
mostra incentrata sulla ceramica.
Dopo l’esposizione dedicata all’arte tessile di Lisa Martignoni e quella di pittura di
Roberto Coloma Nadal, il percorso espositivo/curatoriale che ha approfondito con
delle mostre personali il lavoro di tre artist* del Sorelle Festival 2025 si chiude con
le illustrazioni di Isotta Folli portate su ceramica da Matteo Buoso in collaborazione
con la Bottega Vignoli.
Mostrami è un appello a mettere in luce gli aspetti non conformi del nostro essere,
a non temere di mostrarci per come siamo, sfidando i giudizi e i pudori della
società. Dietro i volti stravolti di questa allegra parata di freak si nascondono le
nostre fragilità: spesso la lente deformante sono i nostri stessi occhi che, incapaci
di accogliere e accoglierci, ci inducono all’alienazione.
Queste illustrazioni ci raccontano il diverso con sguardo giocoso e naïf, tra corna,
antenne, fauci spalancate e occhi dal sapore cubista. Questi dolci mostri si
incastrano tra loro in un divertente e surreale kamasutra dove la rappresentazione
della sessualità perde la sua carica erotica e diventa un inno scanzonato di libertà.
L’arte di Isotta ammicca ad un immaginario pop (le iconiche marche degli
indumenti) che ci pone subito in sintonia con questo colorato bestiario
antropomorfo. Il suo tratto fumettistico, fatto di linee spesse e decise, è stato
tradotto fedelmente dal ceramista e amico Matteo Buoso, che ha declinato i piatti
in colorazioni sgargianti talvolta ripetendo i soggetti con tinte diverse, che
ricordano la serialità di Wharol.
Mostrami è un’ottima rappresentazione dei risultati virtuosi che può dare una
collaborazione tra artisti e artigiani in campi diversi, una contaminazione positiva
per il mondo ceramico, che si arricchisce di un immaginario inedito e sopra le
righe.

Edizione 2024

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